
L’opera di Guido Rojetti è una raccolta di suggestioni riportate sotto forma di epigrammi.
Fin da subito si comprende che sono brevi componimenti che “uccidono come una pistola”, dove il gusto pungente risiede nell’umorismo.
L’intera raccolta racchiude dodici capitoli, suddivisi per tematiche in cui l’autore mostra il suo sguardo ironico sul mondo e una serie di questioni morali a lui care.
Ogni capitolo presenta una tematica differente. Non vi è un tema portante della raccolta, è l’epigramma a fare da padrone.
Lo stile è insolito. Vengono ripresi dalla tradizione antica, gli epigrammi, brevi componimenti arguti e ironici, per criticare o denunciare un fatto, una questione morale. Non poesie o frammenti, ma versi in poche righe che spaziano, con sottile ironia, specifiche situazioni o personaggi realmente esistiti o riflessioni contingenti. L’epigramma è una scelta conforme alle intenzioni narrative che attrae il lettore proprio per la sua brevità e per la forza con cui colpisce arrivando dritto al punto.
Aiuta inoltre a scoprire un modo nuovo e diretto di fare poesia, dove l’uso dell’ironia, da una parte, rende quasi più leggero l’argomento, ma dall’altra coopera a fare luce sui punti sui quali l’autore vuole riflettere.
La raccolta è innovativa, originale e porta con sé una fresca dose di ironia. I componimenti nel loro insieme sono ben scritti, molto divertenti, e allo stesso tempo riflessivi. Sono arguti, profondi, indagano su un ampio spettro di questioni, e vanno a colpire diversi tipi di lettori. Sono versi che appassionano il lettore, lo intrattengono, lo coinvolgono lasciando spesso quell’amaro dietro di sé tipico della forma dell’epigramma e portando alla riflessione.
Evidentemente aveva ragione Achille Campanile nel dire che…
«Gli asparagi sono come gli epigrammi: tutto il buono è nella punta».
Alessandra Minervini
(Docente di scrittura, scout letteraria e editor).
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