L’AUTORE COMICO DEVE ANCHE SAPER ESSERE CRUDELE


Scombinare le frasi, giocare con i significati delle parole, dare una svolta imprevista alla direzione del discorso: sono queste le regole essenziali della scrittura comica.
Ma non bastano: per far ridere bisogna ricordarsi di ciò che accade nella vita.
L’esplosione del riso avviene quando il fatto è anomalo e un po’ crudele.
Un po’ dottor Jekill, un po’ Mister Hyde.

Perché si ride

Qualcuno sta camminando, a un tratto scivola su una buccia di banana, oppure cade in un tombino: alla vista di una simile scena, dimentichiamo che il malcapitato si fa del male, e se l’infortunio è davvero grave può rimetterci la pelle, siamo come invasati da una forza diabolica che annulla ogni sentimento di solidarietà verso la vittima di un tiro mancino del caso, e scoppiamo a ridere. Della malcapitata persona in difficoltà ignoriamo momentaneamente che è un essere umano in tutto e per tutto simile a noi e che potremmo trovarci al suo posto.

Restiamo colpiti soltanto dalla scomposta reazione a un avvenimento legato alle ineluttabili leggi della fisica sulla gravità. E ridiamo. Forse non scopertamente, quando siamo in gradi di controllare almeno in parte la reazione istintiva e teniamo conto della suscettibilità di chi subisce l’inconveniente o di eventuali testimoni. Ma dentro di noi si scatena un improvviso stato d’animo caratterizzato dal puro divertimento.

Questo ci porta a scoprire una prima, sgradevole verità sui meccanismi del comico e della risata.

Si tratta di un processo basato essenzialmente sulla crudeltà, sull’annullamento di ogni partecipazione emotiva. Perché?

Perché ridere significa sostanzialmente cogliere improvvise e impreviste deviazioni del corso normale della realtà.

Un atto liberatorio

Torniamo al primo esempio e cerchiamo di immaginarcelo in termini meno generici. Un signore avanza con compiaciuta compostezza lungo la strada. Noi guardiamo il suo abbigliamento elegante, i suoi gesti sicuri. Tutto in lui fa pensare a un individuo perfettamente padrone di sé, e per di più in grado di controllare la realtà che lo circonda. Ma non vede davanti a sé una buccia di banana, ostacolo impercettibile in un percorso all’apparenza preciso e ordinato.

Lo scivolone annulla con straordinaria brutalità il senso di sicurezza suscitato dal signore che se ne va a passeggio impettito. È come se la natura ci ricordasse che la nostra evoluzione, il progresso civile e tecnologico, non ci liberano dall’imprevedibilità della vita.

Ci accorgiamo di essere ancora delle marionette alle quali si possono improvvisamente tagliare i fili, ridiamo come se fossimo riproduzioni in legno di Pulcinella, Arlecchino ecc.

Il riso è un atto liberatorio che ci permette di reagire con il puro istinto a situazioni insolite, nelle quali gli esseri umani sembrano perdere di colpo le loro caratteristiche di individui animati per somigliare in modo inatteso a oggetti meccanici.

Il primo ad analizzare con grande precisione questa origine del riso e del comico fu il filosofo francese Henri Bergson (1859-1941), che vi dedicò una serie di conferenze poi raccolte in volume.

Pur rifacendosi a quanto già intuito in precedenza da altri studiosi, il grande pensatore riuscì a definire senza possibilità di equivoci il rapporto tra ilarità e modifiche dell’ordine precostituito.

Un esito inatteso

Comprendere i principi illustrati nel paragrafo precedente significa capire che cos’è veramente la comicità e pertanto essere in grado di applicarne i principi essenziali al campo che ci interessa direttamente, quello della scrittura.

Anche qui, infatti, si dovrebbe verificare qualcosa di analogo. Una frase si presenta agli occhi del lettore con lo stesso andamento solenne di quell’immaginario signore che abbiamo visto scivolare su una buccia di banana.. ed ecco che di punto in bianco le parole prendono un’altra direzione, verso un esito del tutto sconcertante.

Prendiamo un primo illuminante esempio dal volume Detti e contraddetti dello scrittore austriaco Karl Kraus (1874-1936): “Chi ha qualcosa da dire, si faccia avanti e taccia”.

Ecco che ci si propongono con puntualità le due principali componenti del riso fin qui esaminate: la deviazione della norma e la crudeltà.

Dal modo in cui comincia la frase di Kraus, ci si attende un invito a prendere la parola. Invece si verifica l’esatto contrario, l’autore conclude con un secco monito a restarsene zitti.

Ma la comicità che nasce sulla pagina scritta offre agli autori una serie ben più ricca di possibilità rispetto a quelle che derivano dalla semplice sorpresa finale in un periodo cominciato nel modo più prevedibile.

Intanto soffermiamoci su un accorgimento essenziale. Tra gli intrattenitori di professione circola un’espressione che indica una battuta troppo prevedibile: in quel caso si dice che è “telefonata”. Significa che l’ascoltatore è messo in condizione di capire prima del tempo (come se qualcuno lo avesse avvertito per telefono) quale sarà la deviazione del discorso.

Tanto per fare un esempio, una battuta “telefonata” è questa: “Era un alcolizzato e la sua carriera finì in un fiasco”.

Non va bene perché da “alcolizzato” a “fiasco” non c’è nessuna vera deviazione, si gioca soltanto sulla materializzazione della metafora. Si tratta, piuttosto, di un espediente che può anche provocare irresistibili effetti esilaranti, a patto, però, che venga sfruttato in senso comico e non letterario. Si pensi alla famosa battuta di Totò: “La donna è mobile e io mi sento mobiliere”.

Scombinare le parole, prendere una direzione imprevista nel corso della frase non significa, tuttavia, limitarsi a giocare con i significati. Spesso si ottiene una carica dirompente di comicità alludendo a qualcosa di concreto, a una situazione che all’inizio si presenta normale e in seguito acquista una parvenza stravagante. L’abbiamo già intravisto nel motto di Karl Kraus, che parte come un invito e termina in una minaccia.

Meno dura, ma egualmente inesorabile, è un’uscita comica dell’umorista americano Elwin Brooks White (1899-1985): “La rivoluzione sessuale cominciò con la scoperta da parte dell’Uomo di non essere attraente per la Donna”. O, ancora peggio, la scena evocata da un’uscita quanto meno “azzardata” dello scrittore americano di spionaggio e thriller Tom Clancy, che ha rivelato anche un’insolita veste comica scrivendo: “Se la cosa più vicina al cuore di un uomo è lo stomaco, allora uno dei migliori complimenti che un uomo possa fare a una donna è quello di chiedere un bis dopo un suo piatto”.

A questo proposito, ecco, per concludere, una freddura di Alexis de Torqueville, studioso della democrazia americana: “La libertà politica è un alimento difficile da digerire”.

Scrivere (IL METODO LE TECNICHE, GLI ESERCIZI), Fabbri Editori, 1993/1997.

L’AUTORE COMICO DEVE ANCHE SAPER ESSERE CRUDELE
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