Il tropo stroppia

Allegorìa!
(La vita è una tela da dipingere con colori vivaci).
Non per fare una
iperbole
(l’Italia è un paese da mille e una notte!),
ma a voi non
parechesi
(prendere fischi per fiaschi)
possa anche fare divertire?
A me
paronomasia
(volente o nolente) così.

Oggi mi è quasi presa una
sincope
(quasi sentii il mio spirto che muor),
ma per fortuna solo per un
apocope.
Questo fatto mi ha un (po’)
iperbato
(perché una ho io)
antinomia
(per Epimenide quando afferma che tutti i Cretesi sono mentitori. Epimenide dice la verità o mente? Se dicesse la verità, egli [essendo cretese] mentirebbe, viceversa se mentisse direbbe la verità). Che è poi anche
antonimia
(di vero/falso).
Ma non è il caso di
litote
per così poco, perché Epimenide (mica era scemo).

Nella vita ci vogliono le
anabasi
se si vuole (irrigare al meglio il proprio orticello, coglierne i frutti, che i frutti si vendano, e che accresca il nostro benessere),
ma senza fare troppo
chiasmo
(una certa età è sempre un’età incerta);
giusto per fare un
paradigma.

Ieri un
metalogismo
mi ha fatto (incazzare di brutto), onde per cui mi sono un po’
allitterato
e ho (fatto fuoco e fiamme) perché mi sono sentito
afèresi,
ma (pria) che lanciassi un
epiteto
(cazzo!),
mi sono calmato e non ho più
prostesi,
e l’ho messo anche per (iscritto).
Gli esercizi più duttili, per usare un
metaplasma,
sono quelli che ha studiato (il calzolaio che va alle suole elementari) e che, da suo pari, (ha studiato il droghiere alle scuole alimentari).

Un giorno ho creduto di avere in gola un
poliptoto
(o almeno così pensai che anche i medici avessero pensato).

In seguito non mi è dispiaciuto usare un
anacoluto
(ma io speriamo che me la cavo) e,
sineddoche
mi darà quel senso di libertà come (prendere le vele), lo userò.

Ieri sera sono uscito con
anadiplosi
(Sì, sono uscito con lei. Sono uscito con lei).
Me ne sono andato
anàfora
(e me ne andai con lei fremente / e me ne andai con lei in amore /
e me ne andai tra la perduta gente) a vedere
l’ellissi
(che puntuale arrivò e spense gradualmente la luna. Buio totale).
Capìto
l’epifonema?
(Chi non ama rischiare rischia di non amare!)

A volte penso con
metonimia
se sia meglio (essere una buona penna) o piuttosto un
omoteleuto
(forbito, calzato e vestito) che per
paradosso
vede bianco anche un
ossimoro
(con immeritato merito).

Un bel giorno mi diedi al
parallelismo
(e così andai, volai e mi buttai).
L’effetto di smarrimento che provai mi fece da
sinestesia
(e vibrai nell’aria dove il sole più splende e vidi l’azzurro di un colore caldo), poi caddi subito in
sillessi.
Però, dopo una serie di lanci, mi venne uno
zeugma
(volando e mirando tra spazi, sovrumani silenzi e profondisima quiete).
Confesso che ero un po’
sinchisi
al punto che straparlavo:
(«La di lei voglia di volar giunse corta alfine con lo fiato e nulla dissi perché la si tacesse»).
(Quante confusioni c’è a questo mondo!)
Il fatto è che ho sempre avuto una
preterizione
(non voglio dire mi dispiacesse ma mi ci voleva) per la
prosopopea
(la Musa mi chiama e il tempo vola), e uso il
pleonasmo
(tanto a me che me ne importa), senza tanti giri di
perifrasi
per esaltare (il frutto del mio sudore) e la mia
analessi
(meglio nota come flashback nella narrativa).

Ora, però, prima di andare in
crasi
dopo tutto questo (ambaradan) di parole, non per reticenza
perché potrei continuare ma…
paronimia
di usare parole simili solo nel suono (uno scempio di esempio)
e, non volendo parlare per
reiterazione,
(non ne parlerò più, basta, finito).
Altrimenti sembrerebbe che voglia tenere un
sermocinatio
(Non mi vorrai dire che non l’hai pensato?)
Orbene smetto con questa
accumulazione
(e me ne vado a mangiare, bere e riposare).

Ecco, sta per cadere una
metafora:
(sto per giungere al tramonto della storia) e questa è la fine della
parabola
di questo (racconto particolare).
Anche perché, ormai, ho le pagine infestate dai
tropi:
Che
(Figure Retoriche!)

Il tropo stroppia
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